domenica, 18 maggio 2008



M'incanta il guizzare del fuoco. Una luce malferma che rivela presenza ma non racconta che ombre.


Di notte a valle è un'unica ininterrotta trama di luci. Pare che questa terra non dorma mai. Ho cercato invano un pezzo di buio per mettere alla prova la mia immaginazione. Poi ho chiuso gli occhi, e le distanze si sono fatte insormontabili.

Devo già ritornare, cara amica. Ti ho detto: "Sarà per la prossima volta" perché è così che si dice quando questo sarà improbabile. Non impossibile, certo. Ma bisogna avere qualcosa da dirsi di condiviso e condivisibile, e quel che ci lega – finora, a parte la mia gratitudine – è soprattutto un errore di prospettiva. Mi accontento di quel nulla che ho capito, non voglio sapere altro. Ché quel che c'era di bello e di certo ancora lo soffro, e ancora mi manca.

Roland non parlava volentieri delle sue ferite. Solo una volta, con Loretta, che occupava un posto speciale nella sua vita, si lasciò sfuggire che quello era il ricordo della sua battaglia peggiore:
«Dove ve la siete fatta?», domandò lei sollevandosi a sedere nuda sul letto.
«Waterloo».
«Siete stato a Waterloo?».
«Sì».
«Da che parte?».
«Da quella giusta, quella che ha perso».

[nostalgia] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





sabato, 17 maggio 2008



Sono abituata ad olivi secolari, a volte millenari. A grovigli di nodi e profili dolorosi, a smorfie inceppate nell'afonia. A tronchi che sono sculture cave artigliate alla terra e protese al cielo. Invece qui sono olivi giovani, facili da abbracciare quando si è tristi, perché "rappresentano il dolore del pianeta, il dolore muto, dignitoso. Donano calma e serenità". Posso abbracciarli senza sforzo.

Ho respirato con lo sguardo nascosto dietro gli occhiali scuri, con un sole che non c'era, una luce di piombo e Andare di Einaudi sullo sfondo. Disegnavo con la mente ascoltando – senza voltarmi – ogni voce che avrebbe potuto somigliare al mio ricordo. Alla fine quel ritratto così vero non era fatto con lo sguardo. Senza più vederti non avevo mai smesso di ascoltarti.


La pigrizia dei pescherecci dondolanti nel portocanale di C. L'improvviso acquazzone alla darsena di R. A F. la pace dei colori e delle stanze vuote di passi in cui godere di quel tempo che permette alle cose di dirsi e spiegarsi. La terra di mezzo tra il sonno e la veglia è un luogo che non esiste. In cui non ci sono ricordi. Credevo tornasse a farmi male la consapevolezza d'essere sotto lo stesso cielo. Lo guardo, stasera, e la luna è una smagliatura di luce nel suo broncio; vorrei emozionarmi, ma non accade.

[attraversamenti] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





venerdì, 16 maggio 2008



Dormo tra gli olivi di Balignano, nell'antico frantoio, dentro un sogno ricorrente di turchi e d'orci rovesciati su scalinate di pietra, mentre l'olio scorre a fiumi e non resta che correre, verso il mare.

Fuori dal sogno, dove già sono stata e mi piace tornare, ogni tanto.


Davanti al mare la felicità è un'idea semplice.
(Jean-Claude Izzo, Il sole dei morenti)

[ritorni] | plink | commenti (1) (inline) | commenti (1)(popup)





giovedì, 15 maggio 2008



Improvvisamente F., vent'anni dopo, e per sua premeditazione. Irrimediabilmente poco fisionomista come sono, trovarmi di fronte qualcuno che mi riconosce da lontano come m'avesse congedato ieri. Davvero la magia vuole intenzione e desiderio perché reincontrarsi sembri un caso e i ricordi piacevoli risalgano alla superficie come se non avessero atteso altro che la loro occasione. Improvvisamente nomi, circostanze, successi e debolezze, progetti già da tempo divenuti materiale d'archivio e terra bruciata. Fotografie in bianco e nero nitide e luminose, conservate da entrambi. Poterci ridere sopra e scoprire di avere ancora una vita da dire e da dirsi.

Ci sono giorni in cui è confortevole scoprire di essere cambiati quel tanto o poco che basta a restare nella pelle di qualcuno.


Nella pelle o nel cuore. Non ho mai fatto nulla perché ciò accadesse, nemmeno quando lo avrei desiderato. Credevo in una magia casuale e possibile e non vi è strategia o intenzione che possa risanare certo rammarico. Non posso fare a meno di pensarci, soprattutto ripartendo.


Benché il mio volo sia fuori dalla sua rotta, quando la tua scrittura manca, mi manca.


Si dice,
si può dire,
c'è chi dice che la coscienza
è un appetito,
l'appetito di vivere
.

[ritorni] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





mercoledì, 14 maggio 2008



Scrivo di cose incerte, qui, di sospensioni e attese, di contorni labili sfumati dallo sfregare delle dita che restano macchiate di sogno. Lui manca in queste pagine. Da mezza vita mi cammina accanto lasciando che vi siano luoghi in cui non può raggiungermi. Sarà [anche] per questo che lo amo, e per questo che di lui non scrivo.


Piove sulla traccia del mio prossimo viaggio, sulla bava di vento che increspa il respiro degli alberi che cantano.


Ci amiamo l'un l'altra come papavero e memoria,
dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio di sangue della luna.


(Paul Celan, Corona)

[distanze] | plink | commenti (1) (inline) | commenti (1)(popup)





mercoledì, 07 maggio 2008



Quando viene la notte,
io sto sulla scala e ascolto,
le stelle sciamano in giardino
ed io sto nel buio.

Senti, una stella è caduta risuonando!
Non andare a piedi nudi sull'erba;
il mio giardino è pieno di schegge
.

(Edith Södergran)

Me ne ricordo, sono persino venuta a mani vuote un giorno come oggi. Non è un giorno qualunque, è da quella notte che non puoi camminare a piedi nudi sull'erba senza ferirti e che chiedi a te stesso e ad alcuno di non farlo.

Ma che ci facevo, lì, a mani vuote?

So che tutto quello che penso, che scrivo, che tormento con i miei ritorni non serve a nulla. Eppure. Anche di questo sono viva.

Il cuore non dimentica ciò che gli occhi vedono.
(antico adagio armeno)

[occhi] | plink | commenti (7) (inline) | commenti (7)(popup)





domenica, 04 maggio 2008



Cara ***
trovo che il senso di tutto quello che stai vivendo e la misura “anche” nel rapportarti alle cose e alle persone sia racchiuso in quella parola: lentamente. È una cosa che tutti prima o poi sperimentiamo; basta l’irruzione di un imprevisto qualsiasi nella nostra routine, proprio quando pensavamo che non ci fosse alternativa alla scansione regolare e ordinata degli eventi, al loro incastro perfetto e impietoso dalla deroga inamissibile. E invece l’imprevisto rovescia le prospettive quanto più eravamo convinti di non poter rinunciare alle nostre corse quotidiane, in qualche modo ci “regala” una dimensione nuova di quel tempo che spesso crediamo di non avere. Mai abbastanza. Lentamente la leggo come una parola che sorride e guarda dritta negli occhi, una parola che si prende cura dello smarrimento e dell’incertezza, accompagnando le domande ancora prive di risposta.

Nel decorso di una malattia credo assuma un senso ancora più incisivo. Riuscendo ad apparire – inaspettatamente – come un “vantaggio”. Un tempo “in più” che ci viene elargito e ci permette di [sof]fermarci sui dettagli, quelli a margine del percorso, quelli che la coda dell’occhio di solito non coglie che di sfuggita e fuori fuoco. Lentamente è uno spazio bianco da cui ricominciare [a scrivere di sé] dopo aver perso il filo.

E poiché è solo una questione di “percezione”, il tempo passa ugualmente, seppure con un passo diverso da quello aberrante che ci risucchia nel nostro quotidiano quasi senza alternative. Vedi, la stagione è cambiata, insieme all’aria sulla pelle, ai profumi, ai colori; stai arrivando a giugno, cominci a intravedere un orizzonte più concreto. È quasi tempo di riprenderti la vita e di varcare “quel” confine, lentamente, più ricca di quel tempo ormai così prezioso che noi – al di là – crediamo di aver perduto.

Leggevo in un commento, altrove: scrivere rende fragili. Fragili come cristallo.
E rovesciavo (anche) su di me questa riflessione trovando coincidenze inquietanti. Di come scrivere sia talora battito d’ali, ma spesso anche tornado.

[misure] | plink | commenti (5) (inline) | commenti (5)(popup)





sabato, 03 maggio 2008



Fin dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la propria no man's land, in cui è totale padrone di se stesso. C'è una vita a tutti visibile, e ce n'è un'altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell'etica, una sia morale e l'altra immorale, o, dal punto di vista della polizia, l'una lecita e l'altra illecita. Semplicemente, l'uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un'ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all'altra, e queste ore hanno una loro continuità. [...] In questa no man's land, dove l'uomo vive nella libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch'esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza.


Una volta uscita da quella stanza mi riportasti indietro sapendo che dopo non ci saremmo rivisti mai più. Né sono più stata capace di ritrovarne la strada.

Stavi bene così.

Dopo la prima morte non ci sono altre morti.
(Dylan Thomas)

[parole] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





venerdì, 02 maggio 2008



Giornata sospesa, come il suo cielo improvvisamente lattiginoso, di luci spente sui buoni propositi e le remote intenzioni. Stordita da una notte breve di ri/correnze. È maggio odoroso di cibo di fate. Talvolta mi chiedo come [non] sarebbe un racconto senza il "non detto", gli intervalli, le pause, io stessa senza i vuoti in cui infilo il poco che di te resta diluito in quest'aria di fragole, nell'impronta del mio tempo.

Le cose amano le cose
l'edera scala il muro
e cade la vita
come una pioggia sopra l'osso rotto.
Il vincitore ha seminato morti
e il vinto figli
.

(Rafael Courtoisie)

[sensi] | plink | commenti (2) (inline) | commenti (2)(popup)





giovedì, 01 maggio 2008



Il faut imaginer Sisyphe heureux.

Non so se mi facciano più ridere gli stentorei e livorosi proclami di certi pulpiti "virtuali" o la sudditanza pedissequa dei loro ripetitori.

Forse però da ridere c'è davvero poco.

[pensieri] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)