Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né cosa sia.
Soltanto, ne conserviamo
–pungente e senza condono–
la spina della nostalgia.


(G. Caproni, Res amissa)

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oggi
marzo 2009

*Non si può distruggere, ormai, né sminuire ciò che è andato perduto.

(F. Petrarca, De suis ipsius et multorum ignorantia)




Ho cominciato ad amare tutte le cose della mia vita
nell'addio e non nell'incontro,
nella separazione e non nell'unione.

(Marina Ivanovna Cvetaeva)

Dove vanno a finire le cose quando smetti di pensarle?
Più di quanto abbiano potuto tutte le mie parole lascio che facciano queste pagine [s]vuo[ta]te. Voglio che sia tardi, anche per tornare. Perché solo il vuoto può essere riempito, solo lì tutto diventa possibile, persino l'impensabile.

[A chi mi ha tenuto compagnia in questo viaggio, a tutti e a ciascuno: grazie]


Si rientra. La sera è fredda, ventosa. Il grande o piccolo freddo che si sente quando, alla fine di un viaggio lungo o breve, la coralità che ha unito fraternamente alcune persone si scioglie; l'amicizia resta, ma quella costellazione e la sua atmosfera non si ripeteranno. Disaggregazione di un momento, di una formazione comunque irripetibile – come la forma delle nuvole, dice J., i cui occhi ridenti ignorano la paura ma conoscono la malinconia. "Quanti paesaggi si allontanano da te, con tuo dolore" si legge in una poesia di César Antonio Molina, finissimo saggista onnivoro e intenso poeta che ora ci sta riportando a Madrid, "oh, se sapessero che tu esisti, che li ami...".
giovedì, 05 marzo 2009