giovedì, 29 marzo 2007



Ravvisare coincidenze mi scuote. Poi passa, certo, ché la mia inesistenza mi rassicura. E tuttavia il sapere che sulle medesime pagine dei medesimi libri arrivano per vie diverse sguardi lontanissimi tra loro realizza per un attimo quello spazio illusorio in cui gli incontri e i ritorni sono possibili. Questa è per me straordinaria magia, e disperante incanto.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





martedì, 27 marzo 2007



La pioggia restituisce congedi e straniamenti, treni e paesaggi in fuga. Sono venuta di fronte al mare con una matita, il taccuino e le domande in tasca, sbriciolandole nell'affondare le mani fredde e il vapore del fiato corto. Mi arriva uno mms da uno sconosciuto, un viso e un messaggio sospeso: Non è per niente facile. Ma... Un errore, naturalmente, ma quelle parole sono coincidenze involontarie e potenziali, si incastrano nei minuti che mi restano prima di ricominciare la corsa, rigano il vetro della macchina e sfaldano il profilo del lungomare deserto. La pioggia gocciola da ogni spigolo e si infiltra in ogni crepa. Penso che è un lustro d'anima terremotata che non si chiude. Che stavo ricostruendo quando è crollata ancora. Non è per niente facile. Ma... per un attimo avrei voluto che quelle parole fossero proprio per me. Ero andata di fronte al mare ad aspettarti, ma come sempre – da settecento giorni più o meno – non sei arrivato.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





venerdì, 23 marzo 2007



È il tempo in cui gli oggetti intorno sono muti, riposti in un cassetto, confinati ai margini, abbandonati al suolo come fossero precipitati senza che alcuno fosse lì ad attutirne la caduta. Il tempo in cui le cose non raccontano e non incantano con il loro ritornare, il momento in cui non si attende perché il tempo è dono troppo prezioso per  andar perduto. La profonda malinconia scritta sul suo viso non porta macchia, come la sua spada. E si fa luogo, e metafora dell'anima gonfia e alluvionata. Nel vuoto del suo sguardo la necessità «di dimenticare per poter ricordare».

La storia non si ripete ma spesso compone rime.
(Mark Twain)


[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





giovedì, 22 marzo 2007




Ho sofferto e soffro ancora la morte di quelli che eravamo quando ci raccontavamo. Forse è la primavera.

E, quasi in alto pelago sommerso
d'oblivione, a la sua Anassilla
non ha degnato mai scriver un verso.


[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





domenica, 18 marzo 2007



Quando il diavolo ci mette lo zampino legge probabilmente intenzioni che neppure noi sappiamo di avere. Stavolta però si è sbagliato, ha fatto di testa sua approfittando di una mia distrazione, a mia insaputa e me nolente. Mi siedo sulla riva, immobile, in apnea, faccio finta di nulla e aspetto che passi. Sperando che basti a farmi ripiombare nel mio esilio senza nome.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





venerdì, 16 marzo 2007



Guardavo il pifferaio che si portava dietro le parole
e se le trascinava nella luce bianca della luna:
non si voltò, non si voltò neanche a salutare,
se le prese su tutte, e le gettò nel mare...

E le parole del libraio da quella sera
se ne andarono per sempre,
e mi lasciarono con gli occhi di un bambino
che non può sognare più:
tutte le sere torno con le scarpe in mano
per vedere se da qualche parte le riporterai;
di giorno provo a ricordarmele, ma invano,
troppi uomini non cambiano e non cambieranno mai:
parlano tutti, ma non dicono parole,
le loro cose non diventano parole:
mi manchi tu, mi mancano le tue parole...

Ma ci son sere che scendendo verso il mare
mi sembra come di sentirti, e non ti vedo:
ma se m'illudo che sia ancora tutto vero
quasi ci credo.

A volte penso o scrivo frammenti che sono come presagi. E raccolgo i cocci dispersi dalle fughe, perché nulla vada perduto. Dopo, vado di fronte al mare, e piango.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





mercoledì, 14 marzo 2007



Leggere è dissotterrare tesori e preservarli. Mandare in memoria le pagine per quando l'anima e i libri saranno stati fatti a pezzi. Nutrire i ciechi e i sordi con i cibi più preziosi, coltivando domande e amore. Gli uomini, come i libri, restano necessari (e vivono) finché li si legge. E muoiono quando si smette di farlo. Quante volte sono stata uccisa?

Aperto -
così t'era
il suo libro
stato giosamente offerto,
perché tu ne leggessi
il leggibile,
il nero, il bianco,
il testo, i suoi intervalli
per te e per gli altri,
ancora
più inesperti,
che non osavano farlo.
E il molto appreso
dovevi tu
in parola ricambiarlo.



[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





lunedì, 12 marzo 2007



Andarsene, lontanando insieme al proprio odore e ai propri passi, quel tanto che basta a restare conficcati nel cuore, quel tanto che basta a far morire e ad infliggersi la stessa sorte. Andarsene, in anticipo su quel treno e su quelle domande, troppo tardi per non aver lasciato tracce e macchiato i sogni. Andarsene, uccidendo quel che si era e quel che c'era, le notti e i giorni di pensieri e parole infilati come le perle più rare. Andarsene, con un filo spezzato tra le dita e niente nel cuore. Come dice il poeta, «non sai che siamo stati uccisi e siamo morti insieme».

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





domenica, 04 marzo 2007



Sulla luna finiscono tutte le cose perdute e dimenticate dagli uomini. Gli affetti smarriti ritornano a ferirmi lancinanti. A volte sono pazza di dolore. «È colpa della luna; quando si avvicina di più alla terra rende gli uomini folli».

Nessuno guarda il sole, se non durante un'eclissi; nessuno si ferma sulla luna, a meno che si oscuri...
(Seneca, Naturales Quaestiones)

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





sabato, 03 marzo 2007



Quando il sassolino è scivolato dalla tasca l’ho raccolto con stupore e gratitudine, come non ne avessi mai visto uno in vita mia. L’ho raccolto senza sapere perché fosse stato lasciato lì, con la difficoltà che si prova di fronte alle cose enormi e incomprensibili. Ho creduto che il solo fatto di raccoglierlo con tenerezza potesse giustificare l’attesa di un segno, del desiderio di riannodare le parole. Ero l’angelo di un'ebbrezza, e sono niente, ora.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)