sabato, 28 aprile 2007



Il viaggio è andare da qualche parte e rientrare diversi, ma questo è possibile solo se si incontrano altre persone. Anche la scrittura, a suo modo, è un viaggio, un'avventura. La scrittura per lo scrittore e la lettura per il lettore devono essere un'avventura, devono lasciare delle tracce: dopo la scrittura e dopo la lettura non si deve essere la stessa persona di prima.

[attraversamenti] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





lunedì, 23 aprile 2007



Nel punto di maggior caos le tessere vanno a posto da sole. Dopo lo smarrimento, il dolore, l'impotenza, dopo mille disegni improbabili costruiti su saperi a metà, dopo la ragione che irrompe e restituisce le cose alla loro statura minima e ridimensionata e gli occhi alla luce. Si avverte, denso e pastoso, il gusto di ciò che ti coglie apparentemente impreparato, e il profumo dell'essenziale. Ché questi luoghi bislacchi e risibili consentono persino di spacciarsi lì dove non si è e come non si è. Si smette di scavare parole e anime, di trattenerle e nutrirle, di salire nel cielo e non trovarci niente, di aspettare, semplicemente, e di dare un nome alle cose. Cose che senza quel nome non esistono più.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





giovedì, 19 aprile 2007



Da quando mi affido a un quaderno virtuale questo è il più grosso buco nero che io ricordi. Da quattro anni a questa parte ho chiuso, aperto, recuperato, traslocato, ma l’urgenza di un faccia a faccia con il foglio bianco non è mai venuta meno, e i buchi erano solo tempo che non c’era, distacco, lontananza. Ora invece tempo ci sarebbe, ma la testa è vuota. Neppure passo di qui, non apro, non sfoglio. Non cerco ispirazioni di sorta, o è più probabile che ciò che mi attraversa sia privo di sensi. Tanto che non trovo le parole, neppure per rispondere a ***, ora che finalmente ho a portata di mano un aiuto per capire, dopo aver passato mesi di pensieri furiosi a rumoreggiare ovunque mi rifugiassi. E invece piuttosto che tirar fuori ancora dispiaceri e fantasmi continuo a rimandare da un giorno all’altro, a guardare dalla finestra, a raggiungere di corsa la spiaggia e la riva. Dovrei rispondere, ma sono lontanissima e c’è troppo mare, anche dentro.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





domenica, 15 aprile 2007



Mi sono seduta e ho aspettato.
Ed è così strano che ora che si è aperto improvvisamente un orizzonte nuovo io abbia di colpo perduto la forza fisica per andargli incontro. Devo trovare le parole e non so da dove cominciare. Perché si capisca che non voglio più riannodare alcunché, che non potrei fidarmi più neppure della sincerità. Ho lottato solo per capire, ed ora che mi si offre la possibilità è come se la rinuncia fosse la cosa più a portata di mano. Un altro frutto del male: la mia intemperanza è morta insieme al sorriso, quel giorno uguale ad oggi.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





venerdì, 06 aprile 2007



Non ho mai avvertito così netta la distanza nell’aria. Ho creduto che lanciare un messaggio in bottiglia potesse misurarne il senso, e rispondere al bisogno quasi fisico di una presenza. Ma nonostante le parole e le rotte ho avuto solo la misura del vuoto. Custodire le parole non mi porta in alcun luogo, solo a un’eco che si propaga solo quando lancio il mio grido in questo deserto. Sono rimasta con la mia nudità e un pugno di giorni irrecuperabili. Giorni, anni, possibilità mai aperte. Gli occhi mi si gonfiano al solo comporre queste parole enormi e piene. Se qualcosa di me hai portato davvero via con te è stipata sotto cumuli di storie e geografie che non conosco, lontana dalla tasca più vicina al cuore.

Qualcuno vive
Forse qualcuno vive. Ma noi, qui,
chiusi in ascolto dell'antica voce,
cerchiamo un segno che superi la vita,
l'oscuro sortilegio della terra

dove anche fra le tombe di macerie
l’erba maligna solleva il suo fiore.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





mercoledì, 04 aprile 2007



Ho respirato finché mi è stato concesso di raggiungerti con una parola o un dono, questa è l'aberrazione del mio bene usato contro di me. Sottrazione, cancellazione. Un vicolo cieco, come questo quaderno, dovrebbe costringermi a tornare indietro, a uscire. O a spezzare la matita per sempre. A smettere di amare tanti tra i miei appunti o le mie mails, e non certo perché siano migliori di altri. Per il ricordo di quando li ho scritti. In quel momento, magari, ero felice.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)





martedì, 03 aprile 2007



Il treno costeggerà le promesse di allora, scivolando lungo il profilo lambito dal mare in direzione di nessuna attesa. Seguendo la traccia dei miei pellegrinaggi passati e senza grazia, attraversando impronte che sono giardini abbandonati, cunicoli, strettoie, pozzi senza fondo né luce in cui il cuore resta in apnea e vorrebbe urlare. Credendo di andare avanti, e invece procedendo a ritroso di stazione in stazione, di relitto in relitto, inutili cose di pessimo gusto nutrite d'amore e di cura, lingue morte, anacronistici doni che non mi lasciano andare. Credendo di lasciarsi il mare alle spalle, senza arrivare in nessun luogo, ché non c'è mare e non c'è terra in quel cuore dove non si arriva. Non c'è posto, e sono ancora qui, come una cosa implosa, senza difesa possibile.

[] | plink | commenti (inline) | commenti (popup)