giovedì, 31 maggio 2007



Inattesa, arriva. L’ultima spiaggia, l’ultima possibilità, l’ultima giornata dell’anno, l’ultima parola, l’ultima difesa, l’ultima pagina. Una pietra sopra. Inamovibile. Troppo, per me.

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martedì, 22 maggio 2007



Non tutti riescono a svegliarsi con un fiore tra le mani dopo aver sognato di averlo colto in paradiso. Nessuna prova di essere stati lì, nessun segno che si possa toccare se non i piedi consumati da un'erranza senza meta. Avevo già il deserto alle spalle e le scarpe stanche, e la mano serrata intorno a parole di sabbia e vento. Ne avevo già perdute nel cammino da ogni falla, sì che a voltarsi indietro si vedeva ancora il filo dei passi, appena smosso da una folata improvvisa e poi confuso, disperso, cancellato. Quando ho allentato la tensione e ho disteso le dita sono scivolate via fino all’ultimo granello, per non tornare. È stata la sabbia a lasciarmi andare.

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lunedì, 14 maggio 2007



E invece no. Improvvisamente la vita risponde pescando a caso dall’infinito grembo del probabile. Ora aspetto di nuovo, senza aver chiesto di tentare le ipotesi che verranno. Nell’attimo esatto in cui ti convinci che non serve a nulla, la porta si riapre e una mano tira il bavero che avevi rialzato per proteggerti meglio da quella folata di verità solo sfiorata. Non serve a nulla, ma questo aver riaperto la scatola dei ricordi affondando la mano tra i relitti di una piccola morte aiuta a fare di loro ciò che sono, echi di un’altra vita di cui non riconosci il paesaggio che amavi. Sai solo che è meglio camminarci quando piove, quando è più facile confondere una lacrima tra le gocce che rigano la terra e gonfiano il mare.

In realtà, il capo del mondo, come il suo inizio, è il nostro concetto del mondo. È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo come vedo gli altri.

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venerdì, 11 maggio 2007



Dev'essersi persa, sì, non c'è altra spiegazione, e chi può sapere se a perdersi è stata la domanda o la risposta? L'ho vista partire, indossava i suoi abiti migliori, aveva l'aria stanca ma non rassegnata, anzi, a voler essere ottimisti, negli occhi conservava l'eco di quella scintilla che si accende di fronte alla prospettiva di un orizzonte nuovo. La immagino giunta a destinazione, tra sorpresa, imbarazzo, indecisione, la immagino con le sue mani vuote e lo sguardo fiducioso, in attesa, a contare albe e tramonti, a ritagliarsi uno spazio intorno, a disfarsi giorno dopo giorno di un pezzo del suo bagaglio, a consumare le scorte di cibo e d'acqua centellinandole con saggezza, tentando di prolungare fin che possibile il tempo della sua missione. La immagino ora, in questo preciso momento, dimenticata come succede agli ombrelli, nell'angolo dei relitti fuori stagione. La immagino segnata dalla sorte che il suo stesso contenuto le aveva riservato sin dall'inizio, anche se ci aveva sperato, di non perdersi, di non essere nuovamente perduta.

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giovedì, 10 maggio 2007



Si può arrivare alle medesime conclusioni per vie diverse. E quella riflessione su lontananza ed esilio mi rimescola dentro, enumerando sensazioni sulla cui rimozione lavoro ogni giorno, ormai. Scelgo costantemente lontananze pacificatrici, aiutata dalla selezione naturale, poi accade qualcosa che rovescia la prospettiva. E l’esilio torna ad essere quello che è. Qualcosa che non si sceglie.

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giovedì, 03 maggio 2007



Ché prima o poi la vita risponde e fa piccoli gli uomini e le cose, di misura stretta e banale, buona da occupare il fondo di una scatola di ricordi casuali invece che tutta l’aria intorno. Qualunque sia l’esito, la durata conferma l’inammissibile, qualcosa che c’è e di cui non si può dire. Che avevo visto giusto, senza che ciò possa restituirmi il tempo. A saperlo prima l’idiota che sono stata si sarebbe tenuta stretta la vita che ha lasciato fuggire, immeritatamente.

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