lunedì, 25 giugno 2007



Ho riletto per caso alcuni passaggi di quell'epistolario fitto e serrato, pieno di racconti sgranati e nostalgie, di immagini, frammenti, fili che non mi appartenevano eppure mi furono consegnati insieme alle loro trame perché ne avessi cura. Li ho riletti senza trovarvi traccia invasiva di me in quella vita. Anzi: cautela, gioia nel ricevere l'inatteso dono della confidenza e dell'abbandono, rispetto e distanza nel maneggiare con delicatezza la fragilità delle storie e dei giorni. Tutto, fuorché i presupposti di un esilio.

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giovedì, 21 giugno 2007



«Ci sono rotte che, pur allontanando geograficamente gli esseri,  possono avere l'effetto di avvicinarli “grazie a quella cosa preziosa che si chiama cuore”».

Come si fa ad entrarci, nel cuore, resta un mistero. Più semplice di quello che ti permette di restarci. Ma uscirne, come si fa?

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martedì, 19 giugno 2007



Non possedevo nulla, e per questo ho perduto. È un paradosso lancinante.
Col tempo mi sono persuasa che tutto ciò che ami (davvero) non lo possiedi mai. Come è giusto che sia. E quando scrivi di cose che ti appartengono ma non possiedi, e accade una cosa così, che qualcuno ti ruba le parole... hai quasi l’impressione di averle perse due volte. E per sempre.

Si perde solo ciò che non si ha”.

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venerdì, 15 giugno 2007



Io, non sono più io, proprio quando ce l’avevo fatta, proprio quando il bisogno di scrivere si era dileguato, sfatto ed ora s’incrosta sulla rabbia di dover essere in fuga, di nuovo, e non da quei fantasmi ma da altri occhi, da occhi che frugano in ogni piega, mani che arraffano e vìolano e scompongono gli alfabeti che avevo faticosamente riordinato per ricordarli a memoria, perché l’eccesso e l’insistenza del ricordo li rendesse banali, li superasse lasciandoli indietro, e invece ritrovo mucchi di cocci davanti a me, davanti ai miei passi, insieme ai certi ritorni ogni tanto, altrove, agli sguardi gettati distrattamente su una casa abitata di soli passaggi e nessuna sosta. Non ho più voglia di raccontare e costruire, di fermare il passo affondando il peso in queste sabbie molli in cui tutto si perde e nulla resta dimenticando di aver perduto se non trame sfilacciate, indebolite dalla troppa luce, cristalli che incrinano di voci fragili ciò che avremmo potuto e non abbiamo voluto. La mia scrittura perde per strada i suoi cocci e sono sempre strade senza uscita, ristagni, acquitrini, pozzi, mai un vento che lavi l’aria e il cuore.

Io parlo all'amore. Lo scortico dall'incrosto
nel sogno e ne faccio musica storta
ne faccio delicato vento che solleva o
Dondola
e impollina al cuore. Alla scomposta
mente, impollina l'occhio con l'occhio
l'occhio con l'animale e viene il bello
che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.


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giovedì, 07 giugno 2007



C'è tutto un filo di pensieri dietro ogni sequenza di gesti, e "automatismi" che lasciano spazio a divagazioni e coincidenze. Ritrovo segnalibri trattenuti da pagine che non ricordo di aver attraversato, fiori secchi, un biglietto di treno. Impronte digitali senza odore. Mi incanto guardando il gorgo d'acqua e schiuma inghiottita dal lavello, quando tutto è finito.

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