martedì, 31 luglio 2007



Chi attraversa la nostra vita traccia strade in cui si ricompongono parole debordanti di eccitazione, solchi in cui la possibilità scorre in piena. La vena disseccata brucia poi di terra e di sale, impastata di erosioni, smotta, si disfa, sanguina ad ogni colpo di vento. Fa male questo vuoto scavato dentro.

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lunedì, 30 luglio 2007



Ci incontriamo sempre, a turno occupando il posto vuoto di fronte a un'assenza, senza lasciare tracce, infilando il passo nell'orma già impressa e il nostro sguardo dentro bottiglie alla deriva. Ho imparato a viaggiare nei tuoi luoghi e nei tuoi ricordi per farli diventare anche miei e stancarmi di loro  prima di possederli. Perché è così che t'incontro in nudità perfetta, senza che tu possa mentirmi. In differita.

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martedì, 24 luglio 2007



Se non fossi certa di scrivere per me stessa, come se ogni giorno scritto potesse essere un segnalibro, una sottolineatura, una nota a margine, un punto visibile nella notte della mia memoria che aiuti me sola ad orientarmi e ricostruire la traccia dei miei passi... Riempio le pagine di cose da dimenticare. Se così non fosse ci sarebbe da impazzire, per tutto il vuoto che si crea intorno ai giorni assenti, per il senso di questo viaggio che ora manca e per la spaventosa indifferenza che attraversa ogni piazza affollata, anche questa, con l’aggravante di non incrociare neppure uno sguardo, in questa fuga.

Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere.


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venerdì, 13 luglio 2007



Un libro che si chiude, una corrispondenza che si interrompe, una coincidenza che si perde, una valigia che non si torna indietro a reclamare, un filo che si spezza, un cristallo che si incrina, un vento improvviso che si alza laddove le parole gocciolano a fatica, la neve che non c’è. Hanno in comune la fine di un mondo.

Una vita simbolica intensa ha bisogno dei suoi riti ed anche dei suoi esorcismi. Mi separo da tutto questo in modo concreto: un libro-quaderno come una grande scatola dei giochi per l’unico destinatario cui restituire ciò che non mi appartiene più, in copia unica. E l’unica dedica possibile, ambigua quanto basta e come questa storia esige: l’ultimo dono. L'ultimo per me, ma anche da me. Un giorno partirà.

Il mare esige separazione e dimenticanza.

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giovedì, 12 luglio 2007



Perché ci si sente come un sacco vuoto, a dibattersi tra la mancanza di forze e un rammarico a tratti feroce. Posso pensarle le parole che attraversano la mente rivolta a quella lontananza? Sì, le penso, ma le lascio qui, in absintia. Non le porto con me, non mi appartengono. Quello che mi apparteneva – il mio tempo e certo affetto gratuito e ab-soluto – come una sprovveduta, senza sapere dove sarebbe andato a finire né che sarebbe valso meno di niente l’ho sprecato. Forse perché non vorrei mai, un giorno, scoprire di aver ricevuto più di quanto abbia dato.

"Colui che non sente la musica... pensa che chi danza sia matto"
(Rumi, maestro sufi del XIII secolo)

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lunedì, 02 luglio 2007



Scotta la terra
, respinge i miei passi e arroventa i chiodi fissi mentre rido di me e la vertigine per questo secco pendio che è la mia vita fa girare la testa e risalire una nausea sottile che spumeggia e si frange insieme al mare contro gli spigoli taglienti di roccia e di cuore. Scotta la terra, vuole che corra e mi allontani dai pensieri e da questo ridere di debolezze ed anima, mi spinge lì dove sulla sponda fra erratiche forze di venti il mare sbatte le inutili macerie del tuo abisso.

[...]
sotto l'azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
'più in là!'.

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