Infilare nella parola "viaggio" il minimo indispensabile ed essere già altrove, sanati dal bisogno di trattenere ciò che ha scelto di andare, senza più pensarne né scriverne. Essere altrove e senza una storia da leggere o raccontare, dopo tanto tempo.
Non ricordavo che il ponente mettesse euforia. Già vira a tramontana, infila nuvole una dopo l'altra nella cruna del cielo, disperde spine lungo i miei passi, ovunque almeno una volta ci sia cresciuto clandestinamente un fiore. Luce di intermittenze, pochi secondi e poi divora ogni ombra. Svuota le parole – persino le tue – e riempie la borsa dell'attesa di una nuova partenza. Dopo Babele il mare non fa più rumore nelle conchiglie e gli alfabeti si dileguano lì dove mi doleva il tuo mancarmi.