sabato, 31 maggio 2008



Ovunque ci volgiamo nella bufera di rose,
la notte è illuminata di spine
.

(Ingeborg Bachmann)


Qualunque sia il loro alfabeto, tutti i sogni si somigliano. Perché niente rimane se non hai la forza e la pazienza di ricordare.

Il ricordo che porta e il ricordo che lascia.
Nomi e parole sono questo.
Davanti al ricordo sorridono anche loro,
rassegnàti.


(Cesare Pavese)


Voi, mie parole,
tradite invano il morso secreto,
il vento nel cuore soffia.
La più vera ragione è di chi tace
.

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martedì, 27 maggio 2008



Ci sono stanze che apri una volta ogni tanto, per aggiungere o levare, senza curarti più di cosa ci sia dentro, né sollevare lo sguardo o la penombra. Non so se chiamarli "oggetti in fuga" o pensarla come "fuga dagli oggetti" [oggetti, pensieri, sogni... che non affermano nulla ma ti chiamano per nome, col nome che neanche tu conosci].

Non so se volevo davvero far rimanere nella scatola tutti quei giochi, e i fili, i legnetti dolci che fanno un bel fuoco, il paio d'ali inutili e arruffate. Tu che hai smesso da un pezzo di chiamarmi per nome. Non so se voglio davvero – seppur come pensiero scritto – farti restare.

Mentre cerco di sfuggire al disordine di un vento troppo caldo e polveroso, un pensiero scritto è un pensiero che rimane, a segnare il momento esatto in cui ha attraversato i miei giorni, a comporre scaffali di terrifico ordine su cui scorrere il dito e leggerne i dorsi alla cieca, a formare scritture nuove allineandone gli incipit e i racconti di vita sospesa, a pescarne a caso la parola ultima e definitiva ignorando cancellature e interpunzioni.

Io non so. Io non so cosa sia più importante.

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domenica, 25 maggio 2008



Puoi provare felicità e terrore di fronte alla dote – rara – di saper trasformare la realtà. Di muoversi in una nuvola di profumi non propri, pesche messe a macerare nel vino, mazzetti di viole nel cassetto, sapone e pane e chissà cos'altro.

Di saper fare respirare gli oggetti, dare voce alla materia, strofinare la memoria fino a farle scivolare via la polvere per plasmarla in altre forme.

«Per fare un bravo cuoco non bastano gli ingredienti, è indispensabile il suo desiderio: allora cucinerà, anche senza tegami, e i suoi piatti faranno sognare». E dopo, smaltiti gli eccessi di [stra]ordinaria virtù, puoi anche morire d'inedia.

[...]
mi chiedo
dove andrà il tuo sangue, l’estate
di Roserio, la cicatrice, la stretta di mano.

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sabato, 24 maggio 2008



M'infiamma il desiderio
e brillano i miei occhi.
Sistemo la morale nel primo cassetto
che trovo, mi muto in demonio,
e bendo gli occhi
dei miei angeli
per
un bacio
.

Pentagramma quasi deserto, ormai, poche note a mescolarsi nell'aria, un accenno stanco di sax. Coglie sempre alle spalle lo struggimento di stare dentro la musica. Ricorderò i miei venerdì come giorni di tensione allentata e di molti altrove, con la breccia aperta dalle voci degli strumenti. Un varco nella zona oscura e perduta di me, quella su cui ho pazientemente lavorato perché diventasse lontananza indolore, anestesia di slanci, fermo immagine. Prosciugandone l'istintiva illogicità, l'amorevole nutrimento di una scrittura quotidiana diventata a poco a poco sommesso richiamo, gesto terapeutico e liberatorio. Non si ha paura di perdere [ciò che non si può possedere] ma si temono le conseguenze di quella perdita nella propria vita. Non ci si nasconde dietro la nudità dell'anima: finché possibile non domandarsi ragione, non spiegarsi, non dare un nome alle cose che accadono. Ma una volta svelata e malnutrita, le cose intorno non ci parlano più e la magia finisce. Siamo noi che la lasciamo andare.


Di quella dolcezza di cui – tuttavia – spesso si è vivi farne le spese ogni tanto. Ripensando furtivamente all'apparente sincronia, alle coincidenze, al tempo dilatato e all'improvvisa luce della felicità breve, "refolo di vento teso" che disperde le nuvole,  quella che sfida tutte le solitudini e ti estrae dal mucchio. Patendo la bellezza e l'ozio di un paesaggio o di un dipinto, quando condividere diventa un bisogno primario e l'interlocutore perfetto non c'è. Non sappiamo cosa sia, ma ne riconosciamo i segni. All'angolo dello sguardo appannato, tra la palpebra e l'orizzonte oscuro in cui diventiamo irraggiungibili.


Come si può amare se hai perso l'idea di Dio... Amarsi non è terreno.

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venerdì, 23 maggio 2008



Il fatto è che quando si tratta di un semplice difetto di sincronia prima o poi si impara a tornare indietro. Invece. Ci sono cose che sembrano coincidenze [anche mancate], e lo sono davvero.

[...] conoscersi è luce improvvisa.
(Pedro Salinas, XII)

Così, quell'incontro, per me.


...jetzt erst weiß man, wie die Kerze brannte,
wenn man sie aus Sehnsucht brennen ließ
.
-----------------------
...ora tu sai che la candela brucia
se per angoscia il tuo lume si è spento.

(R.M. Rilke, Che questo non sia più dinanzi a me, in Späte Gedichte, Leipzig 1934)

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martedì, 20 maggio 2008



So vivere soltanto di legami, che sono i fili di scorrimento dell'umanità che mi ha nutrito e che mi ha dato occhi e ruoli, il tocco delle mani e il senso della casa: non mi hanno protetto, neppure mi hanno creato un bozzolo intorno. Forse mi hanno esposto al dolore della perdita e della privazione, forse hanno reso più fragile la mia pelle. Ma sono l'alfabeto per dirmi, credo.

Mi scrivi questo, cara amica, "sottovoce", ed io non posso che appropriarmi silenziosamente delle tue parole e custodirle qui, dove diventano anche un po' mie. Qui dove le riflessioni cercano spazio quando non condividono l'aridità della superficie e il deserto emotivo che dilaga anche nel più semplice rapportarsi, ché non sarà il filosofare dotto e livoroso sul nulla ad uccidere la speranza. Qui dove diventa inevitabile non appartenere ai "più" e tenersi stretti i propri alfabeti, credere negli incontri e nei fili come cibo e nutrimento oltre ogni privazione e ogni perdita, con il privilegio della gratitudine – sconosciuta a chi soffre i "legami" e gli affetti fino a spezzarli – per ogni "luminoso inciampo esistenziale".

Grazie.

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domenica, 18 maggio 2008



M'incanta il guizzare del fuoco. Una luce malferma che rivela presenza ma non racconta che ombre.


Di notte a valle è un'unica ininterrotta trama di luci. Pare che questa terra non dorma mai. Ho cercato invano un pezzo di buio per mettere alla prova la mia immaginazione. Poi ho chiuso gli occhi, e le distanze si sono fatte insormontabili.

Devo già ritornare, cara amica. Ti ho detto: "Sarà per la prossima volta" perché è così che si dice quando questo sarà improbabile. Non impossibile, certo. Ma bisogna avere qualcosa da dirsi di condiviso e condivisibile, e quel che ci lega – finora, a parte la mia gratitudine – è soprattutto un errore di prospettiva. Mi accontento di quel nulla che ho capito, non voglio sapere altro. Ché quel che c'era di bello e di certo ancora lo soffro, e ancora mi manca.

Roland non parlava volentieri delle sue ferite. Solo una volta, con Loretta, che occupava un posto speciale nella sua vita, si lasciò sfuggire che quello era il ricordo della sua battaglia peggiore:
«Dove ve la siete fatta?», domandò lei sollevandosi a sedere nuda sul letto.
«Waterloo».
«Siete stato a Waterloo?».
«Sì».
«Da che parte?».
«Da quella giusta, quella che ha perso».

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sabato, 17 maggio 2008



Sono abituata ad olivi secolari, a volte millenari. A grovigli di nodi e profili dolorosi, a smorfie inceppate nell'afonia. A tronchi che sono sculture cave artigliate alla terra e protese al cielo. Invece qui sono olivi giovani, facili da abbracciare quando si è tristi, perché "rappresentano il dolore del pianeta, il dolore muto, dignitoso. Donano calma e serenità". Posso abbracciarli senza sforzo.

Ho respirato con lo sguardo nascosto dietro gli occhiali scuri, con un sole che non c'era, una luce di piombo e Andare di Einaudi sullo sfondo. Disegnavo con la mente ascoltando – senza voltarmi – ogni voce che avrebbe potuto somigliare al mio ricordo. Alla fine quel ritratto così vero non era fatto con lo sguardo. Senza più vederti non avevo mai smesso di ascoltarti.


La pigrizia dei pescherecci dondolanti nel portocanale di C. L'improvviso acquazzone alla darsena di R. A F. la pace dei colori e delle stanze vuote di passi in cui godere di quel tempo che permette alle cose di dirsi e spiegarsi. La terra di mezzo tra il sonno e la veglia è un luogo che non esiste. In cui non ci sono ricordi. Credevo tornasse a farmi male la consapevolezza d'essere sotto lo stesso cielo. Lo guardo, stasera, e la luna è una smagliatura di luce nel suo broncio; vorrei emozionarmi, ma non accade.

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venerdì, 16 maggio 2008



Dormo tra gli olivi di Balignano, nell'antico frantoio, dentro un sogno ricorrente di turchi e d'orci rovesciati su scalinate di pietra, mentre l'olio scorre a fiumi e non resta che correre, verso il mare.

Fuori dal sogno, dove già sono stata e mi piace tornare, ogni tanto.


Davanti al mare la felicità è un'idea semplice.
(Jean-Claude Izzo, Il sole dei morenti)

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giovedì, 15 maggio 2008



Improvvisamente F., vent'anni dopo, e per sua premeditazione. Irrimediabilmente poco fisionomista come sono, trovarmi di fronte qualcuno che mi riconosce da lontano come m'avesse congedato ieri. Davvero la magia vuole intenzione e desiderio perché reincontrarsi sembri un caso e i ricordi piacevoli risalgano alla superficie come se non avessero atteso altro che la loro occasione. Improvvisamente nomi, circostanze, successi e debolezze, progetti già da tempo divenuti materiale d'archivio e terra bruciata. Fotografie in bianco e nero nitide e luminose, conservate da entrambi. Poterci ridere sopra e scoprire di avere ancora una vita da dire e da dirsi.

Ci sono giorni in cui è confortevole scoprire di essere cambiati quel tanto o poco che basta a restare nella pelle di qualcuno.


Nella pelle o nel cuore. Non ho mai fatto nulla perché ciò accadesse, nemmeno quando lo avrei desiderato. Credevo in una magia casuale e possibile e non vi è strategia o intenzione che possa risanare certo rammarico. Non posso fare a meno di pensarci, soprattutto ripartendo.


Benché il mio volo sia fuori dalla sua rotta, quando la tua scrittura manca, mi manca.


Si dice,
si può dire,
c'è chi dice che la coscienza
è un appetito,
l'appetito di vivere
.

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