domenica, 04 maggio 2008



Cara ***
trovo che il senso di tutto quello che stai vivendo e la misura “anche” nel rapportarti alle cose e alle persone sia racchiuso in quella parola: lentamente. È una cosa che tutti prima o poi sperimentiamo; basta l’irruzione di un imprevisto qualsiasi nella nostra routine, proprio quando pensavamo che non ci fosse alternativa alla scansione regolare e ordinata degli eventi, al loro incastro perfetto e impietoso dalla deroga inamissibile. E invece l’imprevisto rovescia le prospettive quanto più eravamo convinti di non poter rinunciare alle nostre corse quotidiane, in qualche modo ci “regala” una dimensione nuova di quel tempo che spesso crediamo di non avere. Mai abbastanza. Lentamente la leggo come una parola che sorride e guarda dritta negli occhi, una parola che si prende cura dello smarrimento e dell’incertezza, accompagnando le domande ancora prive di risposta.

Nel decorso di una malattia credo assuma un senso ancora più incisivo. Riuscendo ad apparire – inaspettatamente – come un “vantaggio”. Un tempo “in più” che ci viene elargito e ci permette di [sof]fermarci sui dettagli, quelli a margine del percorso, quelli che la coda dell’occhio di solito non coglie che di sfuggita e fuori fuoco. Lentamente è uno spazio bianco da cui ricominciare [a scrivere di sé] dopo aver perso il filo.

E poiché è solo una questione di “percezione”, il tempo passa ugualmente, seppure con un passo diverso da quello aberrante che ci risucchia nel nostro quotidiano quasi senza alternative. Vedi, la stagione è cambiata, insieme all’aria sulla pelle, ai profumi, ai colori; stai arrivando a giugno, cominci a intravedere un orizzonte più concreto. È quasi tempo di riprenderti la vita e di varcare “quel” confine, lentamente, più ricca di quel tempo ormai così prezioso che noi – al di là – crediamo di aver perduto.

Leggevo in un commento, altrove: scrivere rende fragili. Fragili come cristallo.
E rovesciavo (anche) su di me questa riflessione trovando coincidenze inquietanti. Di come scrivere sia talora battito d’ali, ma spesso anche tornado.

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Commenti
#1   05 Maggio 2008 - 14:31
 
tempo fa, nove mesi fa, vivevo serena, nella mia quotidianità, nelle piccole cose..improvvisamente una novità è entrata nella mia vita, scombussolandola.. mi è stato detto che prima ero apparentemente felice, e che quella persona mi aveva fatto capire il vero ritmo della vita..
ancora oggi sto cercando di capire..se aveva ragione..se devo crescere e vivere la vita diversamente..
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#2   06 Maggio 2008 - 14:04
 
che bella musica c'è in sottofondo...chi è la cantante?
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#3   07 Maggio 2008 - 10:10
 
Il brano è Marelle, dall'album Quidam del Cirque Du Soleil.
Il suo testo:

Solkio estouma
solkio djabo si tou
Kolio estou sve djabo
solkio estou djabo si tou

Solkio estouma
solkio djabo si tou
Kolio estou sve djabo
solkio estou djabo si tou.


Il bello è che è scritto in una lingua d'invenzione, e non significa nulla.
Mi piace moltissimo, ha una carica suggestiva difficile da spiegare...
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#4   09 Maggio 2008 - 14:31
 
ti ringrazio tantissimo per la precisazione..
Una canzone senza senso, o meglio, con tutti i significati che vogliano attribuirle...
Grazie..
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#5   09 Maggio 2008 - 15:22
 
È proprio così: tutti i significati che vogliano attribuirle... :)
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