M'incanta il guizzare del fuoco. Una luce malferma che rivela presenza ma non racconta che ombre.
Di notte a valle è un'unica ininterrotta trama di luci. Pare che questa terra non dorma mai. Ho cercato invano un pezzo di buio per mettere alla prova la mia immaginazione. Poi ho chiuso gli occhi, e le distanze si sono fatte insormontabili.
Devo già ritornare, cara amica. Ti ho detto: "Sarà per la prossima volta" perché è così che si dice quando questo sarà improbabile. Non impossibile, certo. Ma bisogna avere qualcosa da dirsi di condiviso e condivisibile, e quel che ci lega – finora, a parte la mia gratitudine – è soprattutto un errore di prospettiva. Mi accontento di quel nulla che ho capito, non voglio sapere altro. Ché quel che c'era di bello e di certo ancora lo soffro, e ancora mi manca.
Roland non parlava volentieri delle sue ferite. Solo una volta, con Loretta, che occupava un posto speciale nella sua vita, si lasciò sfuggire che quello era il ricordo della sua battaglia peggiore:
«Dove ve la siete fatta?», domandò lei sollevandosi a sedere nuda sul letto.
«Waterloo».
«Siete stato a Waterloo?».
«Sì».
«Da che parte?».
«Da quella giusta, quella che ha perso».