Cola luce irreale e imprevista sul grano asfittico dei Sepolcri germogliato nel buio delle case, mentre torno a casa stringendo un fascio di rami di pesco per colorare la mia Pasqua profana. La primavera ha deciso di illuminare la collocazione provvisoria di ogni croce, in barba ad ogni estetica. Eppure il Venerdì da qualche parte piove, quasi sempre. Piove
dentro e si muore soli, mentre le parole si sfilacciano
sotto il cielo.
Lo so che non dormite,
che il segno che vi lascio tra le ciglia
è il suo sparire
come una meraviglia.
[Altra platealità ed altra estetica – ritenute necessarie da chi sbandiera il vessillo ex grege – mi ripugnano, invece. Poi passa, a conferma della loro inconsistenza].