venerdì, 22 febbraio 2008



A M., che se ne va

Voglio credere che non sia solo disperazione ma anche pioggia impietosa quella che riga il tuo tronco, che non sia solo disfacimento ma sfioritura stagionale e che invece della bestia sia vento quello che stacca le tue foglie una ad una per disperderle in altri giardini e scuote i rami e singhiozza tra le crepe sopraffatte dai muschi e che tu possa essere non corpo straziato e vinto ma polline nel nostro respiro, a primavera.

Stringi forte le mie mani, aiutami se puoi a non lasciarti andare.
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Fammi dimenticare come si ricorda.


Di reciprocità amicale, di buoni auspici e pregevoli vicinanze nella difficoltà. E tu, dov'eri quando godevo di ottima salute?

Per farsi un amico ci vuole quasi una vita. Bisogna essere stati poveri insieme e qualche volta felici.

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giovedì, 03 gennaio 2008



Dicono che anche i libri – come i cuccioli – amino le carezze, e che i libri più felici siano quelli scritti in Braille perché per loro la lettura è una carezza lunghissima. Quanto più si conceda tempo, quanto più il ritorno non segua la strada diritta ma assecondi la digressione di un punto di fuga e di cura, tanto meglio insorge il desiderio acutissimo di allontanare da sé l'attimo della fine. Ogni bambino – come ogni pagina bianca – osserva contrariato la distrazione e la fretta di chi non gratifichi la sua attesa di essere scritto. Il bambino sente secondo la lentezza delle carezze e tutto il resto – lo imparerà a sue spese – diventa solo un clamoroso errore di disattenzione.

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