martedì, 17 giugno 2008



[Avessi amato più di questo e insieme nulla]

L'amore, l'ombra. La nostalgia, l'esilio. L'addio, l'orizzonte, il cielo. Figure della lontananza. Cibo che non ne bruci la misura indispensabile.

Sorvegli da questa stanza
dove l'ombra temibile è la tua.

Non c'è silenzio qui
ma frasi che eviti di udire.

Segni sui muri
narrano la bella lontananza.

(Fa' che non muoia
se non torno a rivederti).


[Alejandra Pizarnik, Stare]

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giovedì, 12 giugno 2008



Il paesaggio è una visione soggettiva. Una fotografia ne coglie gli aspetti estetici ed emozionali sintetizzando realtà e sogno. Ma ogni battito di ciglia è uno scatto, inciso profondamente da qualche parte oltre i miei occhi, e il tentativo estremo e disperante di mettere a fuoco i legami che uniscono i luoghi. Nel paesaggio interiore gli aliti di tempo spargono i loro semi e scuotono le chiome della nostalgia, portano voci che somigliano a quel che di te mi duole, ma è solo mare, e non mi basta.

Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mattino notturno è quest'ombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare
.

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mercoledì, 14 maggio 2008



Scrivo di cose incerte, qui, di sospensioni e attese, di contorni labili sfumati dallo sfregare delle dita che restano macchiate di sogno. Lui manca in queste pagine. Da mezza vita mi cammina accanto lasciando che vi siano luoghi in cui non può raggiungermi. Sarà [anche] per questo che lo amo, e per questo che di lui non scrivo.


Piove sulla traccia del mio prossimo viaggio, sulla bava di vento che increspa il respiro degli alberi che cantano.


Ci amiamo l'un l'altra come papavero e memoria,
dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio di sangue della luna.


(Paul Celan, Corona)

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martedì, 01 aprile 2008



A poter guardare da una distanza e da un'altezza senza misura sarei stata un punto scuro nella terra, affondato nella notte, dal quale non vedevo altro che una volta stellata gremita e festante, come non ricordavo da tempo. Curioso prendere appunti sul cielo di Piero e avere Cassiopea bassa sull'orizzonte, sovrastata dal Drago e l'Orsa grande alta a picco, quasi allo zenit. Curioso e inquietante quel vuoto di senso che cala improvviso nello stormire delle chiome più alte, azzera il volume e ricuce i sogni.

E i ricordi stessi,
draghi di fuoco,
ti tolgono il respiro.
Ma l'immagine sfocandosi si sgrana.


(Paolo Ruffilli, Ed è subito lontana)

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giovedì, 13 marzo 2008



Come sarà nata mai l'idea che gli uomini possono mettersi in contatto tra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare, e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane. Scrivere lettere però significa denudarsi davanti ai fantasmi che ciò attendono avidamente. Baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti dai fantasmi durante il tragitto. Con così abbondante alimento questi si moltiplicano in modo inaudito.

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venerdì, 07 marzo 2008



Rileggerti a distanza sotto l'intemperanza del cielo. Vorrei poter dimenticare in un angolo certi pensieri sincronici come accade con gli ombrelli [verso cui sono insofferente]. O sfilarli di dosso come un impermeabile.
[Sembrava piovesse invece gocciolavano sinestesie].

Lei ha fatto benissimo. Mi creda oggi è una buona giornata per lei. Sono delle decisioni che costano, lo so, ma noi intellettuali, dico noi perché la considero tale, abbiamo il dovere di rimanere lucidi fino alla fine. Ci sono già troppe cose superflue al mondo, non è il caso di aggiungere altro disordine al disordine. [...] No, mi creda, non abbia né nostalgia né rimorso. Distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie. [...] Meglio lasciar andare giù tutto e far spargere sale, come facevano gli antichi per purificare i campi di battaglia. In fondo avremmo solo bisogno di un po' di igiene, di pulizia, di disinfettare. Siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni, che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto. A un artista veramente degno di questo nome non bisognerebbe chiedere che quest'atto di lealtà: educarsi al silenzio. [...] E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vari ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai?

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venerdì, 29 febbraio 2008



Queste mie pagine di pochi viandanti e buone compagnie mi dicono che è possibile. È possibile ritirarsi in uno spazio separato dal frastuono e dalla banalità, prendere e concedersi tempo, in silenzio. Coltivare il bisogno di scrivere e di pensare solo di fronte a se stessi, senza bisogno di consensi, non lasciare tracce, viaggiare su due binari paralleli senza che uno smentisca l'altro. Necessariamente complementari. Per questo non capisco, e non mi adeguo. Al partire, ritornare, partire ancora... Più la parola d'ordine è il silenzio e più – paradossalmente – ogni movimento è studiato perché la voce arrivi forte e chiara. Ovunque, e da nessun luogo. Mappe, tracciati, indicazioni precise perché quel silenzio non scenda mai davvero. Una volontà di esporsi e farsi trovare in contraddizione palese con la distanza interposta. Una strategia vincente, sembra. Per la quale – tuttavia – non baratterei uno solo dei miei pensieri né la mia inesistenza.

Perch'io nella notte abito solo
anch'io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente - apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch'io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente
...

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giovedì, 31 gennaio 2008



Parole che una tastiera non sa scrivere restano nelle pagine vergate in blu, nero, turchese dal ritmo discontinuo del corpo. I tasti che inseguo meccanicamente e senza emozione producono deviazioni, smarriscono il filo, la continuità, la differente cadenza del respiro che ascolta il ritmo del cuore. Sullo schermo si raggrumano parole senza odore sospinte da una mano ormai troppo lontana dal corpo, e in questa distanza dal magma materno e ferino già – esse – non sono più quello che brucia la carta e mi urla dentro.

Scusi se non le scrivo a macchina, ma ho un'infinità di cose da scriverle, la macchina è di là nel corridoio [...] non è per me abbastanza veloce.

Le sirene possiedono un'arma ancor più terribile del canto: il loro silenzio.

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lunedì, 21 gennaio 2008



Ci sono cose alle quali si è vicinissimi eppure sprigionano una indimenticabile sensazione di lontananza. Cose che possiamo immaginare e dunque far esistere sempre, in una scala differente, in un altro tempo, nitido e lontano insieme, senza testimoni, come accade nei sogni. Riproduzioni della nostra mente che finiscono per prendere il posto dei referenti reali diventando più fedeli e credibili di loro. Lasciando che essi – quanto occorso e trascorso –  si trasformino in miraggio e ricordo. Innocenti.

[...] poesia

non è che le parole
già amate, che col tempo
cambiano luogo e sono
nient’altro che una macchia, una
speranza che non dici;

la poesia non è
che la felicità, un discorrere
nella penombra, tutto
quanto è svanito ed è
ormai silenzio.

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sabato, 19 gennaio 2008



E a proposito di attimi, che stanno al tempo come all'alfabeto le singole lettere, al libro le pagine,  all'intero i frammenti. E ne sono l'immagine in scala minima, commisurata agli uomini e alla loro apertura alare, forse alla ridotta cubatura del cuore. Talvolta sembra che l'attimo – relitto di un tempo lacerato e non più appartenente ad esso – basti a chiarire il mistero degli accadimenti, come se davvero si potessero articolare suoni confidando nel miracolo delll'unica lettera di un alfabeto in disarmo, o riscrivere libri perduti avvalendosi dell'unica pagina superstite. Si vorrebbe che fosse come la foglia in cui si scorge il bosco e, ancora, l'universo intero. E invece l'attimo, come ogni altro relitto/frammento, rappresenta nulla, tranne ciò che si è perso.

...come una moneta greca sprofondata nel letto di un fiume che brilla sotto l'ultima luce del pomeriggio. [...] è un modello in scala di tutta un'economia e una civiltà intera, e allo stesso tempo è solo un oggetto smarrito che brilla al tramonto nella trasparenza dell'acqua.


Osservare il penoso teatrino di seduzioni e smanie e capire che – soprattutto qui – la soluzione di ogni seducente mistero è, come certo pane, più sciocca del mistero stesso.

Ieri, mentre con mio figlio guidavo alla volta del Pentagramma:
– Mamma, lo sai che quando suono il piano mi emoziono, come quando tu canti?

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