martedì, 20 maggio 2008



So vivere soltanto di legami, che sono i fili di scorrimento dell'umanità che mi ha nutrito e che mi ha dato occhi e ruoli, il tocco delle mani e il senso della casa: non mi hanno protetto, neppure mi hanno creato un bozzolo intorno. Forse mi hanno esposto al dolore della perdita e della privazione, forse hanno reso più fragile la mia pelle. Ma sono l'alfabeto per dirmi, credo.

Mi scrivi questo, cara amica, "sottovoce", ed io non posso che appropriarmi silenziosamente delle tue parole e custodirle qui, dove diventano anche un po' mie. Qui dove le riflessioni cercano spazio quando non condividono l'aridità della superficie e il deserto emotivo che dilaga anche nel più semplice rapportarsi, ché non sarà il filosofare dotto e livoroso sul nulla ad uccidere la speranza. Qui dove diventa inevitabile non appartenere ai "più" e tenersi stretti i propri alfabeti, credere negli incontri e nei fili come cibo e nutrimento oltre ogni privazione e ogni perdita, con il privilegio della gratitudine – sconosciuta a chi soffre i "legami" e gli affetti fino a spezzarli – per ogni "luminoso inciampo esistenziale".

Grazie.

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martedì, 08 aprile 2008



Non sembra mai possibile che tenere stretto un filo a queste latitudini che chiamano "virtuali" ti dia l'occasione di toccare con mano, quasi fosse scontato che si possa attraversare le vite altrui senza sfiorarsi… Invece. Sono felice di toccare qualcosa che non è fragile, né deperibile. Toccarne il tempo esclusivo e dedicato, sentirne sprigionare il profumo da una busta dopo un lungo viaggio, macchiarmi d'inchiostro verde smeraldo, ascoltare i racconti del fiume. Sono dall'altro capo del filo, e quel filo si lascia stringere; esiste.

C'era un tempo in cui non era insolito usare un pezzo di filo per guidare le parole che altrimenti avrebbero faticato ad arrivare a destinazione.

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domenica, 24 febbraio 2008



Grazie, Maestro.
Per quel mare [in cui c'è sempre un'isola che può salvarti] così lontano da tutto, per quei silenzi pieni d'acqua e di bottiglie vuote di pensieri. Grazie per le risposte colme di farfalle in quel giardino di pietra, e per la promessa di negare, ignorarmi, dimenticarmi insieme ai doni che porto via con me. È il nostro patto: noi non ci siamo mai trovati. Sarà difficile perderti.

Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t'insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà.

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mercoledì, 30 gennaio 2008



La lista delle cose dette e quella delle cose taciute. Le parole riecheggiano come passi in un cimitero erboso sotto il sole. Sordi, ovattati, spenti. Ogni tanto un vecchio fuoco alimentato dallo sguardo caduto nella coincidenza, come il sibilo del vento infiltrato nella crepa di un muro. Il punto debole della roccaforte. Le elencazioni hanno un'arbitrarietà quasi magica: il senso delle cose si crea solo per associazione.


Un tagliare per far rigenerare.

I sentimenti viaggiano in tondo, nel piccolo: ci si è tutti dentro. E le parole ne sono le talee, io credo.

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giovedì, 10 gennaio 2008



La risacca del mare d’inverno, la luce radente – affamata di calce e di pietra – l’odore di mandorle dolci che invade questa stanza di notte quando l’aria è ferma, il sentore di vaniglia nel mio tè, l’incontro con qualcuno mancato per troppo tempo alla mia vita. È una felicità inattesa di coincidenze, quasi l’alludere a qualcosa tralasciata fuori campo, e il tempo di darle un nome, quasi vederla.

Dopo tanta nebbia
a una a una si svelano le stelle.
Respiro il fresco
che mi lascia il colore del cielo.
Mi riconosco immagine passeggera
presa in un giro immortale.

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lunedì, 30 luglio 2007



Ci incontriamo sempre, a turno occupando il posto vuoto di fronte a un'assenza, senza lasciare tracce, infilando il passo nell'orma già impressa e il nostro sguardo dentro bottiglie alla deriva. Ho imparato a viaggiare nei tuoi luoghi e nei tuoi ricordi per farli diventare anche miei e stancarmi di loro  prima di possederli. Perché è così che t'incontro in nudità perfetta, senza che tu possa mentirmi. In differita.

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