lunedì, 14 luglio 2008



Avere qualcosa da sognare, ad ogni costo. Sei vivo quando senti il rumore di un macinare continuo provenire dal cuore. Il cuore di chi sogna.

E più potremo beffarci della nostra impermanenza, giocando alla pari con chi sogna di noi e a un certo punto, senza possibilità di appello, smette di sognarci.
(Marina Terragni)

La luce trattiene le impronte di chi è già passato di lì, in altri tempi, con altri passi, coi medesimi occhi. Allontana e consuma l'appena ieri, ma ti lascia trovare il "da sempre". Vedi?

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martedì, 08 luglio 2008



Lontananza e ricordanza. Si somigliano per una certa prossimità a distanza, movimento, direzione. Quanto più mi allontano dal punto in cui una certa parte del mio tempo si è fermata, tanto più quell'immagine antica risale verso un tempo nuovo, che non so immaginare, né con te né senza di te nei miei pensieri.

Lontano giace il mondo
perso in un abisso profondo...


Pensavo anch'io che esistessero cuori teneri dissimulati da scudi e corazze. So invece che di inermi ci sono solo le mani nude e tese da cui non si lasciano attraversare.

Addizioni di vento e di magma rapprese sul cuore. Non riesco a strapparmelo, né a farlo tacere. Non posso gua[r]dare i miei pensieri né seguirne la corrente. Colerei a picco.

Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca
.

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giovedì, 10 aprile 2008



Per contro. Chi – al mio posto – saprebbe lasciarsi scivolare addosso con nonchalance la mancanza di tutto ciò, la bonaccia letale che regala follia agli uomini e alle donne di mare, quest'assoluta assenza di segni e di parole, questo vento mai stato? Da sempre non so più nulla di te, più che mai ora.


A Bologna il cielo è così basso che inciampo nelle rotte di emisferi non miei.


So che tutto ciò è nulla      e che la lingua che parlo non ha alfabeto

(Odysseas Elytis)

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sabato, 12 gennaio 2008


Manca poco alla riva, che ti sembra a portata di mano eppure è come se si allontanasse facendosi beffe di te. Magari altre volte basta un balzo in avanti, non ti bagni neppure le scarpe e sei già sull'altra sponda in tempo per scoprire l'acutissimo desiderio di restare, [r]aggirando il tempo del commiato. Riflettevo sul fatto che esistano luoghi (reali o metaforici) difficili da raggiungere ed altri – al contrario – difficili da abbandonare. Con la sola eccezione della felicità, abitante di ambedue le latitudini, come tutte le cose che somigliano alla fine del mondo.

E c'è sempre il giardino di gigli sull'altra riva del fiume. E se l'anima chiedesse: è lontano? Tu risponderai: sull'altra riva del fiume, non questa, l'altra.

(Alejandra Pizarnik)

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mercoledì, 09 gennaio 2008



Il nostro vero luogo di nascita è quello in cui per la prima volta riusciamo a rivolgere uno sguardo intelligente su noi stessi. La mia prima patria furono i libri.

I libri, certo. Siamo nati molte volte e in molti luoghi, allora, ogni prima volta e primo sguardo. Di fronte ad ogni specchio e in situazioni agli antipodi tra loro purché un altro sguardo abbia curvato il nostro come i nostri occhi curvano talora la luce nel cuore della felicità. Fa un certo effetto sapere di essere nati dentro un libro, sull’orlo di un abisso, al contatto di una carezza o nella pelle di un bacio.

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