Il giorno seguente non morì nessuno, dunque [ero proprio io, io soltanto, in esubero], e in seguito – in ogni caso – ai "fortunati" sarebbero state spedite lettere di preavviso.
Bisognerebbe allinearle tutte insieme, le parole, annodarle in un unico filo ininterrotto, riuscire così a distinguerne umori e contraddizioni, eleganza e volgarità, verità e menzogna, cordialità e fuoco fatuo, riflessi e sfumature ingannevoli della loro natura. E potersi vergognare di quelle pronunciate prima [o dopo], sotto la neve [o nello stordimento di una calura smemorata]. Prima di [o dopo] aver calpestato quelle foglie scrollate a viva forza dall'albero, senza le quali nessun giardino è perfetto.
[Sarà per la soddisfazione inattesa del volume uscito appena ieri: mi è tornata voglia di scrivere inutilità sui "miei" libri. Dev'essere un prurito passeggero, ma proverò ad assecondarlo].
Il mare, però. Oggi era di un colore irriproducibile. Trafitto dalla luce, sbalzato dalle profondità come uno smalto. Credo non esista neppure un nome per le tonalità che fanno in gola nodi di felicità e costringono a socchiudere gli occhi per difendersi dalla loro debordante bellezza. Per un attimo ho persino dimenticato che non avrei mai potuto raccontartelo [e subito dopo ho chiuso questo pensiero nella scatola delle inutilità irrimediabili].