giovedì, 03 aprile 2008



Tutti i ricordi alla fine si cancellano. E poi restano i sogni. A quel punto, ormai soli, è a essi che affidi il fardello della tua vita. Presto non ricorderò più niente, niente a parte quella storia che tornava tutte le sere appena mi addormentavo. È diventata il mio ricordo più nitido e remoto. Risale forse all'epoca dei miei quattro o cinque anni. Scesa la notte, il buio s'infittiva nella stanza; chiudevo gli occhi e tutto ricominciava.

Ricorda. Ho passato le dita tra i tuoi capelli per il tempo lunghissimo di un'alba maledetta che non finiva mai. Ho toccato i tuoi sogni. [Tu non puoi ricordarlo, non puoi saperlo. Non vedrai mai attraverso i miei occhi come ho visto dentro i tuoi]. E tuttavia. Non ti augurai uno strappo come quello che avevi aperto nella mia fiducia, scrissi bensì sopra il dolore carezze e parole per cancellarlo, ogni giorno. E tuttavia. Che tu possa ricordarlo – quello squarcio – il giorno in cui qualcuno (che sia amico, amante o semplice avventore dei tuoi sogni) lo alla[r]gherà nel tuo cuore.

È di rugiada
è un mondo di rugiada
eppure eppure
*

(Kobayashi Issa)

*[Malgrado la verità, nell'infinito del desiderio, qualcosa persiste ancora quando tutto è finito]

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venerdì, 18 gennaio 2008



Rumori e profumi abituali stabiliscono a volte associazioni imprevedibili con esperienze che non hanno mai attraversato, pescando a mia insaputa dalla scatola dei ricordi imperdonabili. Quale nesso può esistere tra ciò che esala e riecheggia in una notte di città e il ricordo di una notte d'altri [r]umori di fondo e differenti latitudini? Tra una risacca franta contro un lungomare di pietre addomesticate e la memoria del ribollire di legno e di resine, di scogliere sull'oceano? Tra la sferzata di un maestrale indeciso e quel che resta di un tempo che continuamente mutava direzione sulla rosa, intorno a pochi anni e – davanti – una vita intera?

Rumori e profumi abituali trasportano talvolta affetti e cose perdute come pollini nel gorgo di una bufera, nello sferragliare dell'ultimo treno, nel lontanare cigolante di una cantilena, nel nodo in cui s'inceppa la misura perfetta della distanza. 

Tratto con cautela il barattolo ermeticamente chiuso in cui conservo le mie madeleines. So bene che a sollevarne il coperchio rilascerebbero non solo la grazia dei giorni ma anche la dannazione degli attimi. E un profumo troppo intenso di calicanto. Ché qui non ce n'è, non ce n'è mai stato, eppure ritorna, a stordire come un languore.

Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo.

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venerdì, 04 gennaio 2008



Nutrendo il dolore, l’infallibile memoria di Funes ha un prezzo troppo alto rispetto alla libertà di guardare senza vedere e ascoltare senza udire. Di dimenticare quasi tutto vivendo della dolcezza impagabile del sogno.

Internet è una grande memoria che ricorda tutto, troppo, come un personaggio di Borges.
L'intelligenza è altro: è saper distinguere.

(Umberto Eco)

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