sabato, 31 maggio 2008



Ovunque ci volgiamo nella bufera di rose,
la notte è illuminata di spine
.

(Ingeborg Bachmann)


Qualunque sia il loro alfabeto, tutti i sogni si somigliano. Perché niente rimane se non hai la forza e la pazienza di ricordare.

Il ricordo che porta e il ricordo che lascia.
Nomi e parole sono questo.
Davanti al ricordo sorridono anche loro,
rassegnàti.


(Cesare Pavese)


Voi, mie parole,
tradite invano il morso secreto,
il vento nel cuore soffia.
La più vera ragione è di chi tace
.

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domenica, 18 maggio 2008



M'incanta il guizzare del fuoco. Una luce malferma che rivela presenza ma non racconta che ombre.


Di notte a valle è un'unica ininterrotta trama di luci. Pare che questa terra non dorma mai. Ho cercato invano un pezzo di buio per mettere alla prova la mia immaginazione. Poi ho chiuso gli occhi, e le distanze si sono fatte insormontabili.

Devo già ritornare, cara amica. Ti ho detto: "Sarà per la prossima volta" perché è così che si dice quando questo sarà improbabile. Non impossibile, certo. Ma bisogna avere qualcosa da dirsi di condiviso e condivisibile, e quel che ci lega – finora, a parte la mia gratitudine – è soprattutto un errore di prospettiva. Mi accontento di quel nulla che ho capito, non voglio sapere altro. Ché quel che c'era di bello e di certo ancora lo soffro, e ancora mi manca.

Roland non parlava volentieri delle sue ferite. Solo una volta, con Loretta, che occupava un posto speciale nella sua vita, si lasciò sfuggire che quello era il ricordo della sua battaglia peggiore:
«Dove ve la siete fatta?», domandò lei sollevandosi a sedere nuda sul letto.
«Waterloo».
«Siete stato a Waterloo?».
«Sì».
«Da che parte?».
«Da quella giusta, quella che ha perso».

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giovedì, 17 gennaio 2008



Non un vuoto, ma una sospensione. Un luogo che il tempo non erode né consuma. Né più sfiora. La vita continua a crescerti intorno, eppure c'è un punto – lì dietro una lacrima di resina rappresa – dove si è fermata. 

Tre rose son sedute al davanzale
una cuce i ricordi l'altra fila l'allegria
una ricama la mia nostalgia.

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domenica, 23 dicembre 2007



Quando il cuore oscilla tra il passato e il presente, tra il vicino e il lontano, è sempre il passato, è sempre il lontano a rapire l'anima, non per divorarla ma per ristorarla alla fonte, la fonte aurorale da cui può prender vita un nuovo giorno. Non si dà infatti creatività se non dopo il buio della notte, anche se non sempre il buio della notte restituisce chi, sul far della sera, ne è stato sorpreso, e, a sua insaputa, insieme alla luce, ha perso i contorni del paesaggio, quell'orizzonte familiare concesso ai mortali come spazio e tempo della quiete.

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