martedì, 15 luglio 2008



Lasciò [...]
nell'aria circolare di una chiesa,
il suo viaggio in oriente, che è origine, sorgente.

(Erri De Luca, Piero della Francesca)

Le figure si protendono, medesime e bianche, reali o immaginate. Inutili come le mani nude che tentano di lèggere in punta di dita. Si dice sempre così, quando si crede di esistere dentro il cartoccio misero delle parole o di poter essere scritti da un incontro senza patirne l'incisione profonda. Si dice e ci si crede, benché la svista dolga – poi – in misura irrimediabilmente proporzionale a questo fidarsi.

Si dice sempre così: ci conosciamo da tanto tempo. [Sarebbe stato bello se tu fossi esistito davvero]

La storia non si ripete ma spesso compone rime.

(Mark Twain)


Spargo in quest'etere le tue parole trattenendone solo qualche sillaba tenacemente artigliata al cuore, le soffio e le effondo perché è lì – nelle tue mani, altrove – il loro posto, proprio come – quando verrà il mio tempo – vorrei tornare cenere ed essere dispersa nell'occhio mutevole dei venti per tornare nel grembo della terra e del mare da cui vengo e la mia storia ebbe principio e senso.

Tu non tieni niente, non puoi tenere né trattenere niente, ecco ciò che devi amare e sapere. Ecco cosa ne è di un sapere d'amore. Ama ciò che ti sfugge, ama colui che se ne va. Ama che se ne vada
.

(Jean-Luc Nancy, Noli me tangere)


[Sarebbe stato bello se fosse stato vero, "cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio"]

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venerdì, 23 maggio 2008



Il fatto è che quando si tratta di un semplice difetto di sincronia prima o poi si impara a tornare indietro. Invece. Ci sono cose che sembrano coincidenze [anche mancate], e lo sono davvero.

[...] conoscersi è luce improvvisa.
(Pedro Salinas, XII)

Così, quell'incontro, per me.


...jetzt erst weiß man, wie die Kerze brannte,
wenn man sie aus Sehnsucht brennen ließ
.
-----------------------
...ora tu sai che la candela brucia
se per angoscia il tuo lume si è spento.

(R.M. Rilke, Che questo non sia più dinanzi a me, in Späte Gedichte, Leipzig 1934)

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mercoledì, 02 aprile 2008



E quando sfrondi, setacci, poti, e pigi in quella scatola come se dovesse starci tutto e dimenticarsi niente, dell'inchiostro che scorreva nel sangue infine non resta che un pugno di bizzarre citazioni e neanche una parola che della fine delle cose non abbia il passo e non vada senza lasciare impronta. Una parola che sia davvero tua, di quelle essudate come dai muri il sale e dalla terra il gemito del dio.

Chissà non trovi tregua
l'anima girandola
un giorno, e in una pausa
getti le mani indietro
in traccia d'un'origine
qualsiasi, una
genealogia posticcia,
un sacramento araldico:
che più
sgomenta
dell'incertissimo futuro
il passato assente.


(Giorgio Manganelli)

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sabato, 22 marzo 2008



Il passo incolore e smorzato di questi giorni ovattati somiglia non solo a se stesso. Combacia con quello autunnale di una Pasqua non troppo lontana, con l'intermittenza della pioggia e il ritmo pacato di un racconto d'abiti blu e camicie bianche. Donella del Monaco sullo sfondo, per ascoltarlo e comprenderlo davvero. Non si può capire quanto mi siano state care quelle parole se non le si è toccate con la cura e l'attenzione con cui l'ho fatto. Dovevano essere un regalo, ed oggi sembrano neppure appartenere alla mia storia, se non vi leggessi il mio nome. È un passo che mi fa male, di vento a raffiche da cui non basta più difendersi. Non si può capire, mi racconti qualcosa? di te, sì, un dispiacere di giorni lunghi come anni.

Nel solco di meli duri che scava la settimana di marzo
con lo sguardo al muro di cucina
dove ho inchiodato un verso mai finito che leggo e leggo
trascinandomi acqua sulle dita.
Nell'alba spezzata dalla sete, quando corro sul pavimento
e nell'oscurità non riconosco le stanze ma incido –
con la stessa mano che forse mi sbarrerà l'orecchio nel dolore - lettere immense lungo le pareti
.

(Antonella Anedda, Marzo, notte)

A volte quello in cui mi trovo è l'ultimo posto dove vorrei essere. A volte mi sento l'ultima persona che vorrei essere.

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martedì, 04 marzo 2008



Scrivere la mappa della giornata con i passi e con l'orizzonte che ti cammina accanto, prima che il maestrale la spazzi via, smemorandone direzione e orientamento, per posarla su un'altra terra.


Del mio tempo e dei pensieri migliori ho perso contezza, perché erano doni. Tu lo sapevi?

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lunedì, 18 febbraio 2008



L'impronta degli accadimenti fissata dalla scrittura. Una sequela di tracce che scorrono insieme al sangue. Uno spartito ritmato dalle pause: il silenzio tra due pensieri, la quiete tra due tempeste, lo spazio bianco tra due parole, l'attesa tra due missive. Punti esclamativi e nutrimento, pause brevi in cui non si ha il tempo di essere soli. Giorni che mi hanno riempito la vita con la stessa voracità con cui me l'hanno svuotata. La vita è un sogno dal quale ci si sveglia morendo ma una giornata di sole e un caffè – allora – ancora bastavano.


Sono stati giorni di tramontana furibonda. Lei non spazza come il maestrale, rimescola. Sarà per questo che i pensieri superficiali sono rimasti senza pelle e quelli in fondo a chissà dove sono invece affiorati incrostati erosi consunti monchi. Addizioni e sottrazioni di vento, questo siamo.


Sapere che non si scrive per l'altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente là dove tu non sei: è l'inizio della scrittura.

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martedì, 12 febbraio 2008



Mi affeziono a certe parole o a certe pagine come a certi miei simili. Perché sono loro – proprio quelle – e non altre.


E magari per il momento in cui le ho lette, scritte, o solo pensate. In quel momento ero felice.


Ti sogno reale, in lacrime di mare,
rifaccio le mani, tue verdi radici,
conto e riconto le ore che abbiamo passato.
Ricalco i passi, squarcio la strada bianca,
rinasco in ogni gesto che abbiamo fatto,
ti bacio di nuovo, inginocchiato...

Mentre lunghi, dolorosi versi
dolgono nelle vene
.

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sabato, 09 febbraio 2008



Mi sono giocata alcune musiche predilette e un quintetto d'archi amatissimo. Per la mia incapacità di sostituirne le associazioni. Non funziona – qui – la mia inclinazione all'accumulo che altrove avrebbe rinnovato da sé il legame con le circostanze. Sc[hi]acciato il chiodo della coincidenza.
Si fugge da una musica molto amata per quello scaraventarci addosso tutto il suo bagaglio fuori misura, unico luogo in cui le cose accadute o esperite trovano accompagnamento senza parole. Per la solita maledetta paura di non farcela, a difendersi dalla memoria delle note che riempiono l'aria e dall'angelo del tempo trascorso e patito, alle nostre spalle.

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giovedì, 07 febbraio 2008



I piccoli gesti spontanei, la grazia fisica dell’attenzione rivolta a qualcuno. Si confondono spesso con il temperamento, che è però cosa di misura o educazione. Ma non sono forse il segno di un calore interno, di una temperatura del sangue? Non so, ma è in quelle circostanze che mi piace stringere le mani forte, sentire sotto le dita il battito del polso dell’altro, il ritmo e la pressione di quel calore che si è rivelato amico. Che rimangono sotto la pelle, per sempre, alimentando una nostalgia infinita.

Al contrario di quanto generalmente si pensa, le parole ausiliarie che aprono la strada ai grandi e drammatici dialoghi sono in genere modeste, comuni, banali, nessuno direbbe che domandare Vuoi un caffè?, potrebbe servire a introdurre un amaro dibattito sui sentimenti che si sono persi o sulla dolcezza di una riconciliazione cui non si sa come arrivare.

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