venerdì, 27 giugno 2008



La gente legge poco, e comunque assai meno di quanto voglia lasciar credere. Altrimenti le discussioni sarebbero confronti aperti, rimesse in gioco, avanzamenti, crescita. Altrimenti ci sarebbero maggior senso critico e meno "brividi" e masturbazioni del vuoto (così poco dignitosi) di fronte alle reiterazioni e alle ovvietà spacciate per rivoluzioni.

La libertà di chi legge davvero non ha bisogno di ostentare numeri ed è [anche] distanza dal presumere altrui e dal facile consenso. È [anche] riconoscimento dei limiti, non solo i propri.

La gente si ri/legge poco. Altrimenti riderebbe.

Dio mi liberi dalla saggezza che non piange,
dalla filosofia che non ride,
dall'orgoglio che non s'inchina davanti a un bambino
.


Plaudo alla prodigalità con chiunque ti rivolga una parola o una preghiera, quella che semina ammirazione e gratitudine sconfinate. Questione di presenza o assenza di corpi, già. Zingara mosse re, ricordi? Il gioco è come il desiderio, non si decide, è [per questo sei finito nella "scatola dei giochi", per non dimenticarmi che è stato]. Ripenso a quella che avrei dovuto tacitamente accettare per "temporanea sparizione" e intatto bene. Ripenso alle tue maglie strette, senza mare e col cielo basso, al tuo modo scostante (che al solo rammentarlo ancor m'offende), a quando non è bastata [non] una preghiera per capire (mica per avere). Né il mio patirne, né tutto il tempo e la cura. Prodigalità e miseria giocano con la statura degli uomini e con i loro destini. Plaudo a questa verità acrobata, triste e avara cresciuta all'ombra dell'ambìto titolo di spaccamaroni da me conseguito giocosamente e senza sforzo. Con la mia sola presenza. E mi dispiace – molto, troppo – che sia stato questo perdersi ciò che da quel momento hai desiderato e ottenuto.


Si cammina col respiro spezzato fendendo lo spessore caparbio dell'umidità, come in un immenso acquario popolato da una fauna sbiadita e affaticata. Ma è venerdì, e vado verso sud, controvento. Il frutteto, gli olivi, la calce accecante e le chianche asciugate da uno scirocco dispettoso. Contromano rispetto ad ogni relitto che la marea di pensieri vorrà restituirmi. Se ancora ne avesse di sponde, il cuore, per spiaggiarti sulla riva delle cose incomprensibili. Per poi lasciarti andare, davvero.

Molti placidi fiumi hanno origine da fragorose cascate, ma nessuno corre a precipizio e spumeggia fino al mare. Ma questa calma è spesso indizio di grande forza, sebbene nascosta; la pienezza e la profondità dei pensieri non ammette profondi impeti.

(Michail Jurevič Lermontov, Un eroe del nostro tempo)

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giovedì, 01 maggio 2008



Il faut imaginer Sisyphe heureux.

Non so se mi facciano più ridere gli stentorei e livorosi proclami di certi pulpiti "virtuali" o la sudditanza pedissequa dei loro ripetitori.

Forse però da ridere c'è davvero poco.

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martedì, 26 febbraio 2008



Suonare in sordina un rammarico consente di esercitarsi a lungo – anche a notte fonda – senza infastidire i vicini.

E se non puoi avere la vita che desideri
Cerca almeno questo
Per quanto puoi: non sciuparla
Nell'eccessivo commercio con la gente,
nei traffici frenetici e nelle troppe ciance.

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lunedì, 02 luglio 2007



Scotta la terra
, respinge i miei passi e arroventa i chiodi fissi mentre rido di me e la vertigine per questo secco pendio che è la mia vita fa girare la testa e risalire una nausea sottile che spumeggia e si frange insieme al mare contro gli spigoli taglienti di roccia e di cuore. Scotta la terra, vuole che corra e mi allontani dai pensieri e da questo ridere di debolezze ed anima, mi spinge lì dove sulla sponda fra erratiche forze di venti il mare sbatte le inutili macerie del tuo abisso.

[...]
sotto l'azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
'più in là!'.

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