giovedì, 26 giugno 2008



Sempre più spesso lui ritorna. Ritorna e non mi dice nulla, non mi aiuta. Li ho persi entrambi, quel giorno, diciassette anni fa, e tutti hanno sempre pensato che me la sarei cavata comunque perché ero fatta a sua immagine. Ma quando ci sradicano ci viene a mancare il futuro sotto i piedi, non solo il passato. Ci viene a mancare il perdono per ogni affetto tradito.

Il vento che si alzava
scosse i pensieri per un momento.
Tutto ormai si adeguava al mutamento
e il fiore stesso al limite del prato
ondulava – turbato
.

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lunedì, 16 giugno 2008



Prendi una cor/rispondenza e regalale una mancata risposta. Lasciala cadere nel vuoto, fai della dis/attenzione la nuova frontiera di ogni faccia di bronzo. Liberati in un colpo solo dal pericolo di qualsivoglia disturbo, lontano o vicino che sia, da ogni attesa nonché dalla letizia di qualsiasi sapere. [Anche] per questo – oggi – non saprei che scriverti. Non mi fa piacere e non è neppure una grande notizia ma almeno – qui – l'estate è arrivata a cambiare l'orizzonte. E già non vedo l'ora che passi.


Cara ***, caro ***,
non so che dire sulla mia dis/continuità. In realtà gli occhi non smettono mai di scrivere né la mente di archiviare quinterni ripiegati come panni di una stagione conclusa. È la mano, invece, a respingere i gesti che staccano i pensieri dal corpo per filtrarli attraverso una penna o una tastiera. Dicono che si scriva anche per non sentirsi pieni di scorie. Dovrei essere intossicata, in questo periodo. Invece godo del poco o nulla che non tradisce, con la libertà di guardarmi con i miei occhi, non con quelli degli altri.

Si vive di esiguità.
E la voce per dirlo trova un nodo
.


Cara amica lontana (eppure...),
per queste cose il tempo è più che mai irrilevante, anche se se ne abusa accusandone mancanza laddove si vogliono scavare distanze insormontabili. Ancora adesso non so cosa risponderti. Potrei azzardare: se. Se fossi stata meno "attenta", meno disposta all'ascolto. Se ci avessi messo quasi niente di me, il minimo indispensabile, meno cautela, meno permeabilità. Se avessi mantenuto separati questi due mondi. Magari oggi avrei dalla mia parte il fascino seduttivo del "mistero", ché di questo si alimentano le intemperanze a distanza. Ma non è questo il mio abito: je ne bois pas, je déguste. Magari sarei ben oltre, senza ombre alle spalle e traccia alcuna addosso. Però non sarei qui a scriverti, e questa non sarebbe  la mia vita. Magari non ne avrei sprecata così tanta, però avrei meno cose da cui guardarmi e di cui ridere. Persino di me.

Perché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione.
(Cristina Campo, Attenzione e poesia)


...i libri (ma anche certe scritture, palesi, esposte, ostentate, dissimulate e finanche segrete e non dette, eppure amorevoli, quotidiane, logore, sfinite o disperate) si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e difendersi così dall'inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l'oblio.

(integrazione a Stefan Zweig, Mendel dei libri)

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venerdì, 16 maggio 2008



Dormo tra gli olivi di Balignano, nell'antico frantoio, dentro un sogno ricorrente di turchi e d'orci rovesciati su scalinate di pietra, mentre l'olio scorre a fiumi e non resta che correre, verso il mare.

Fuori dal sogno, dove già sono stata e mi piace tornare, ogni tanto.


Davanti al mare la felicità è un'idea semplice.
(Jean-Claude Izzo, Il sole dei morenti)

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giovedì, 15 maggio 2008



Improvvisamente F., vent'anni dopo, e per sua premeditazione. Irrimediabilmente poco fisionomista come sono, trovarmi di fronte qualcuno che mi riconosce da lontano come m'avesse congedato ieri. Davvero la magia vuole intenzione e desiderio perché reincontrarsi sembri un caso e i ricordi piacevoli risalgano alla superficie come se non avessero atteso altro che la loro occasione. Improvvisamente nomi, circostanze, successi e debolezze, progetti già da tempo divenuti materiale d'archivio e terra bruciata. Fotografie in bianco e nero nitide e luminose, conservate da entrambi. Poterci ridere sopra e scoprire di avere ancora una vita da dire e da dirsi.

Ci sono giorni in cui è confortevole scoprire di essere cambiati quel tanto o poco che basta a restare nella pelle di qualcuno.


Nella pelle o nel cuore. Non ho mai fatto nulla perché ciò accadesse, nemmeno quando lo avrei desiderato. Credevo in una magia casuale e possibile e non vi è strategia o intenzione che possa risanare certo rammarico. Non posso fare a meno di pensarci, soprattutto ripartendo.


Benché il mio volo sia fuori dalla sua rotta, quando la tua scrittura manca, mi manca.


Si dice,
si può dire,
c'è chi dice che la coscienza
è un appetito,
l'appetito di vivere
.

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lunedì, 28 aprile 2008



Finisco per dimenticarmi e non mancarmi, a furia di vivere dentro gli spazi bianchi che separano le righe e privano di tempo i pensieri. A furia di non disfare mai completamente la borsa. Ma è ciò che mi piace di questi pasti brevi e frequenti che non mi fanno mai aver fame.


Nel silenzio esiliato dei miei slanci istintivi finisco per tornare dove son già stata eppure vedere per la prima volta.


Finisco per trovare ciò che non avevo lasciato e smarrire ciò che mai avrei voluto. Per questo tornerò, ancora.

Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. È l'effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte.

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domenica, 20 aprile 2008



Di certi giorni non resta che la sensazione di aver planato a motori spenti sul pelo dell'acqua. Di aver attraversato la notte come un treno a lunga percorrenza, da un orizzonte all'altro, fino al risveglio. Sono giorni aggirati scansando i cerchi densi che si allargano in superficie mentre ti sporgi e il tuo viso non ti somiglia, e miglia da percorrere, prima di dormire...

...onde è medicato in parte il tristo pensiero dell'annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto. [...]  così quando diciamo, oggi è l'anno, o tanti anni, accadde la tal cosa, ovvero la tale, questa ci pare, per dir così, più presente, o meno passata, che negli altri giorni.

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venerdì, 11 aprile 2008



Il treno è entrato in stazione infilando il grumo vischioso di scirocco. Una bolla d'aria giallastra. È piovuta sabbia, dicono, anche negli ingranaggi del tempo.


Ad esserci basta il cuore. Non serve alcun alfabeto.
Questo male, questo bene, come si chiamava?
Ho pagine piene di cose che hanno perduto il loro nome. Come si chiama un orologio fermo?


Fammi cantare del dolore, della mia montagna...

(Marina Ivanovna Cvetaeva, Poema della montagna, ediz. Il buon Tempo)

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venerdì, 14 marzo 2008



Ma cosa muore in noi ogni volta che siamo amati?

Il fiuto nel percepire
una parola, una frase
che davvero vorrebbero
    essere dette.

Questo ha a che fare
con la caccia, con il desiderio.
E può durare
a lungo
.

(Klaus Merz)

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lunedì, 25 febbraio 2008



Non so più da quanto mi sono messa in viaggio, e da quando il mio intorno ha cominciato a coincidere col dentro. Pare non abbia fatto altro, da sempre. So solo che ogni tanto mi sembra di non reggere più l'emozione di un paesaggio o il mutamento repentino d'orizzonte. La nebbia che saliva dal mare, oggi, all'improvviso, inghiottiva le voci e sfilacciava l'orientamento, lasciandomi spaccata tra l'acqua e la terra, senza direzione. Le cose che ho smesso da tempo di cercare – e che non cercherò mai più – mi imposero di dimenticarle a ogni costo, ma non vogliono essere dimenticate davvero. Ritornano sempre – ovunque io sia – come se sapessero di far parte della mia vita.

Cerco tracce di te
Nel mio passato
E il mare negli occhi
Mi sorprende
Un buco nello stomaco
E la sensazione di crollare
.

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giovedì, 21 febbraio 2008



Un ripostiglio, un solaio di bambole sottili e inerti in cui si raduna, come diceva Rilke, ciò che esistendo disgiungiamo. Forse è in questi stanzini di buio e di pianto che abbiamo appreso ad amare angeli impossibili, davanti a questi immobili contenitori dell'umano dove la precarietà sembra annullata nella rigida fissità della morte. E chi conserva dentro di sé quei bambolotti, il mistero di poveri angeli intravisti e invocati come sembianze di vita mischiata con la morte, conserva anche la debolezza che lo farà inginocchiare davanti alla tragica e gioiosa armonia di terra e di cielo: in una parola la poesia.

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